Non siamo la Germania: il piano per una PMI competitiva nel mondo.

Perché la Piccola Media Impresa? La PMI costituisce l’ossatura del sistema imprenditoriale italiano e ha contribuito alla crescita italiana dal dopoguerra. La tabella che segue fotografava nel 2015 alcuni dati fondamentali nei diversi paesi…

Perché la Piccola Media Impresa?

La PMI costituisce l’ossatura del sistema imprenditoriale italiano e ha contribuito alla crescita italiana dal dopoguerra. La tabella che segue fotografava nel 2015 alcuni dati fondamentali nei diversi paesi dell’Unione. 

Table 2: Number of enterprises, turnover and persons employed and the share of enterprises with fewer 
than 250 persons employed, 2015
Enterprises Turnover (m €) Persons employed
total < 250 persons employed % total < 250 persons employed % total < 250 persons employed %
EU-28 23.500.341 99,8 27.309.775 55,8 137.444.935 66,3
Belgium 602.153 99,9 989.197 65 2.769.085 69,3
Bulgaria 326.219 99,8 121.308 69,9 1.911.916 74,8
Czech Republic 1.001.048 99,8 444.231 56,9 3.591.896 67,6
Denmark 210.726 99,7 479.464 59,3 1.666.048 64,3
Germany 2.408.352 99,5 6.061.400 47,5 28.258.410 62,9
Estonia 68.124 99,7 50.820 77,5 414.763 78,2
Ireland 243.433 : 595.095 : 1.308.019 :
Greece 789.975 : 236.153 : 2.162.572 :
Spain 2.465.540 99,9 1.789.292 62,2 11.109.702 72,8
France 2.908.814 99,9 3.624.869 55,3 14.645.799 61,4
Croatia 146.637 99,7 77.670 60,9 989.598 69,5
Italy 3.683.127 99,9 2.887.615 68,8 14.225.278 78,7
Cyprus 48.329 99,9 25.573 79,9 215.716 83,9
Latvia 109.642 99,8 51.304 77,8 633.450 79,4
Lithuania 186.468 99,8 73.997 68,5 934.440 75,9
Luxembourg 31.926 99,5 151.365 70 255.869 68,3
Hungary 536.610 99,8 277.690 57,1 2.596.236 69,8
Malta 26.059 99,8 18.665 85,1 134.212 79,7
Netherlands 1.092.243 99,9 1.412.433 61,8 5.461.082 65,7
Austria 322.325 99,7 653.111 : 2.742.655 :
Poland 1.606.559 99,8 921.350 56 8.652.063 68,3
Portugal 807.183 99,9 314.227 : 3.007.264 :
Romania 458.122 99,6 263.366 59,1 3.898.199 65,5
Slovenia 134.727 99,8 83.628 68,3 591.340 73,7
Slovakia 429.524 99,9 180.476 56,7 1.502.912 71,8
Finland 229.096 99,7 365.782 56,1 1.454.614 65,6
Sweden 686.433 99,9 811.397 : 3.102.080 :
United Kingdom 1.940.947 99,7 4.348.297 47 19.209.717 53,5
Norway 293.403 99,8 546.504 : 1.610.874 68
Switzerland 142.775 99,2 1.929.684 : 2.737.720 67,1

Possiamo notare come il numero totale di piccole-medie imprese in Italia risulti essere di gran lunga maggiore di quello in Germania, Regno Unito, Francia e Spagna. Non solo: in Italia le PMI realizzano quasi il 70% del fatturato annuale, contro il 55% in Francia e il 47% in Germania. Infine le PMI italiane impiegano circa il 78% della forza lavoro delle imprese, mentre quelle francesi e tedesche si fermano, rispettivamente, al 61% e al 63%. 

Questi numeri testimoniano la centralità della PMI nel tessuto produttivo italiano. La domanda da porsi è semplice: è un modello superato? Sì e no! Dagli anni ’90 in poi non siamo stati capaci di vedere che le dinamiche del commercio internazionale stavano mutando profondamente, così come quelle del mercato del lavoro, degli investimenti, della ricerca. Le PMI italiane sono state lasciate sole in questo processo senza il supporto di una classe politica che sapesse riconoscere queste sfide. Nel prossimo grafico, mostriamo come le imprese italiane siano state fin dagli anni 90’ fanalino di coda in Europa nella capacità di creare valore aggiunto. 

La responsabilità non si può interamente attribuire alle PMI, o alle famiglie italiane che le guidano, se le nostre imprese sono troppo piccole, se sono troppo poco internazionali, se fanno pochi investimenti in capitale fisico e umano. 

Una piccola impresa, per definizione, non vede (troppo) lontano: a questo serve uno stato lungimirante! Dobbiamo riconquistare la fiducia di tutto questo tessuto produttivo lasciato a sé stesso, e poi accusato di essere responsabile delle sue e delle nostre disgrazie economiche. Quali sono le leve su cui intervenire per far ripartire la PMI italiana? 

Nel prossimo grafico la Commissione Europea individua alcune ragioni della sofferenza della PMI italiana nel passato recente:

La nostra proposta in tre aree di intervento

Nelle nostre proposte abbiamo deciso di concentrarci sulle 3 seguenti aree di intervento: Imprenditorialità e capitale umano, accesso al credito e ai mercati di capitale e innovazione. Le leve di politica economica sono chiare e semplici, ma bisogna marciare più speditamente in questa direzione affinché le PMI trovino terreno fertile per crescere e investire.

  • Imprenditorialità e capitale umano: La carenza di competenze e qualifiche èpurtroppo diffusa nella PMI italiana. A cominciare dalla figura dell’imprenditore, che spesso manca di competenze manageriali e finanziarie, se non addirittura tecniche in alcuni casi. In una recente indagine Mediobanca ha analizzato le qualifiche dei CEO delle imprese di media dimensione in Italia. Vediamo come nelle imprese familiari, ad esempio, solo la metà dei CEO nel campione abbiano ottenuto una certificazione a quella del diploma di scuola superiore. Perfino tra i laureati, peraltro, meno della metà ha avuto esperienze di lavoro all’estero. Dunque, oltre che carenze formative, scarsa comprensione dei mercati globali.I problemi di capitale umano nelle PMI italiane non si fermano all’imprenditore, ma riguardano anche il personale dipendente. Ovviamente, la domanda di lavoro qualificato non si crea in un attimo. Molti (giovani) in cerca di lavoro hanno competenze superiori a quelle ricercate dalle PMI, lo storico reversed skill-mismatch. Questo non significa che dobbiamo attendere 20 anni che le PMI si sviluppino per far sì che assumano giovani più qualificati. Bisogna incentivare le assunzioni (tasse, bonus, agevolazioni) di giovani e competenti non solo nelle grandi aziende ma anche nelle PMI. Esistono già alcuni di questi strumenti, ma non funzionano o funzionano solo per i grandi employers. Bisogna mettere soldi ed energie per riportare il capitale umano al cuore del nostro tessuto economico, e non solo nelle professioni o nei servizi. Esiste solo un modo per farlo: incentivi economici e certezza che questo progetto è a lungo termine. Alcune idee:
    • Allargare credito d’imposta impresa 4.0 e aumento copertura (da 40% attuale)
    • Potenziare attività di orientamento scolastico e formazione tecnica professionale (ITS)
    • Finanziamento Piano Amaldi
    • Predilezione dei contratti di apprendistato con forti sgravi fiscali
    • Corsi di formazione manageriale e finanziaria per gli imprenditori
  • Accesso ai mercati di capitale:

In un recente studio la Commissione Europea analizza la capacità di accedere ai mercati di capitale delle PMI italiane. 

Vediamo come le PMI italiane abbiano un costo del debito, relativo a quelle delle grandi imprese, molto maggiore della media europea. Non solo, le banche in Italia sono più restie a concedere dei prestiti, e il supporto/garanzie da parte del pubblico risultano meno frequenti. Infine, sono poco presenti investitori istituzionali che intervengano con capitale di rischio nelle realtà emergenti.

Ci sono i noti problemi dei ritardi sui pagamenti e della scarsa certezza del diritto a affiggere il sistema. In generale però piccola media-impresa ha nel passato significato impresa familiare e questo ha sostanzialmente ancorato le dinamiche di finanziamento alle banche locali. Dobbiamo uscire da quel modello, favorire l’ingresso nel capitale sociale di una varietà di investitori e creditori. Le aziende piccole e medie che funzionano devono poter andare facilmente sul mercato a finanziarsi senza dover andare a pregare in ginocchio il direttore della filiale locale, oberata da crediti inesigibili e influenzata da dinamiche politiche. Abbiamo tanta liquidità: incentiviamo selvaggiamente l’investimento in equity e debito delle aziende italiane che già sono sui mercati privati. Altre arriveranno.

Proposte:

  • Investitori istituzionali: I fondi di venture capital sono grandi assenti nel panorama economico italiano. Favoriamo il loro ingresso nei capitali sociali d’impresa attraverso un ampio sistema di sgravi. Non solo però: dobbiamo dare la possibilità (e l’incentivo) a fondi pensione / fondi assicurativi di accedere a investimenti diversificati nella PMI italiana.
    • Equity crowfunding territoriale: spesso la PMI italiana è espressione prima di tutto di un territorio. E allora incentiviamo la partecipazione al capitale sociale d’impresa del territorio attraverso un sistema di accesso al capitale delle imprese per i locali.
  • Innovazione:

Un sistema produttivo che punti alla realizzazione di prodotti ad alto valore aggiunto e alla competizione nelle nicchie di mercato non può prescindere da una propensione importante alla ricerca e allo sviluppo. Questa non deve necessariamente essere ricerca di base, ma anche attività pratica e tecnica. Nel seguente grafico sono riassunte alcune delle carenze delle PMI italiane in questo senso.

Vediamo come siamo indietro rispetto alla media europea su molti fronti: spesa in R&D, innovation rate, digital innovation, collaborazione tra PMI. Dobbiamo assolutamente invertire questo trend e associare al marchio made-in-Italy una capacità di innovazione di primo livello. Bisogna agire con un sistema di incentivi all’innovazione importante, che passi da sgravi fiscali e finanziamenti diretti, e che rimetta al centro la capacità di commercializzare prodotti ad altissimo valore aggiunto. Alcune idee:

  • Potenziamento del fondo per l’innovazione, con risorse che vadano a coprire almeno 10 miliardi, rispetto all’attuale 1. Con queste risorse andranno peraltro sostenute e incentivate le attività di brevettazione. 
  • Accentramento delle attività di ricerca e sviluppo negli enti specifici di protezione/ certificazione di un prodotto.
  • Favorire la connessione tra sistema produttivo e enti di ricerca (v. università), come avviene in Germania ad esempio.

Non siamo la Germania: il piano per una PMI competitiva nel mondo.

Perché la Piccola Media Impresa? La PMI costituisce l’ossatura del sistema imprenditoriale italiano e ha contribuito alla crescita italiana dal dopoguerra. La tabella che segue fotografava nel 2015 alcuni dati fondamentali nei diversi paesi dell’Unione.  Table 2: Number of enterprises, turnover and persons employed and the share of enterprises with fewer  than 250 persons employed, 2015 Enterprises…